Loredana si chiamava Paolo, e aveva 16 anni. Una vita turbolenta e l'accoglienza in una struttura sbagliata. Loredana si è impiccata con il suo foulard preferito l'altro giorno.
Era vicina ad un processo che l'avrebbe messa faccia a faccia con il padre, violento con lei negli anni passati. Aspettava all'interno di una struttura di "recupero" per immigrati clandestini. Cosa faceva in quel posto? Se lo chiede anche la responsabile dell'istituto, che sa darsi solo una risposta: era qui con noi perchè nessuno la voleva.
Inutili gli appelli e le richieste ad ArciGay affinchè si occupasse del caso o facesse qualcosa. Nessuno si è fatto sentire, tranne Luxuria, che da grassa ipocrita si è indignata per quanto accaduto. Troppo tardi Onorevole Guadagno.
Non c'è cultura sulla disforia di genere e quindi nemmeno il sostegno per coloro che vivono questo momento delicato, giovani e meno giovani. Hanno trattato Loredana come una pezzente, non hanno aiutato Paolo, adolescente fragile. Non basta avere un deputato transgender se quando serve davvero non interviene, e si fa sentire solo quando litiga nei bagni di Montecitorio.
Manca proprio la (ripeto) cultura del diverso, come base per l'integrazione. Come se fossero realtà così lontane da noi. Eppure sono tutti qui, tutti.
